Lo sciopero generale serve ancora a qualcosa?

E’ passato qualche giorno dall’ultimo sciopero generale. Piazze piene, gli scontri a Torino che sono stati strumentalizzati dal governo… Ma alla fine cosa resta di questo evento?

L’editoriale della Stampa

Tommaso Nannicini, il 30 novembre ha scritto sulla Stampa un editoriale dal titolo “Lo sciopero generale ormai non serve più” che presenta diversi temi interessanti. Gli scioperi provocano dei disagi. Chi li subisce può accettare questa situazione se lo sciopero è ritenuto utile.

Obiettivi chiari

Quali caratteristiche deve avere uno sciopero generale? Difficile non condividere quanto scrive Nannicini. L’astensione deve essere il più possibile unitaria e soprattutto deve avere degli obiettivi chiari. L’esempio più facile è quello degli scioperi dell’autunno caldo che portarono allo Statuto dei lavoratori, o quelli del secondo governo Berlusconi che portarono all’affossamento della riforma dell’articolo 18.

Cgil e Uil hanno organizzato una prova di forza che almeno dal punto di vista scenografico ha dato i suoi risultati in termini di immagine, ma la piattaforma di rivendicazioni è vaga. Si chiedono maggiori investimenti ed assunzioni nel settore pubblico ma non è chiaro dove si troveranno i soldi, visto che ora i vincoli di bilancio europei sono ritornati ad essere stretti.

L’emergenza salariale

Negli ultimi due anni, l’occupazione è cresciuta di 700.000 unità (in gran parte a tempo indeterminato), ma i salari reali continuano a scendere. Lasciando in molti l’impressione che lo sciopero generale sia stato solo una prova di forza fine a se stessa. E questo anche se bisogna sempre ricordare che oggi è molto più difficile fare sindacato rispetto a qualche anno fa, perché le decisioni che influenzano le nostre vite vengono prese a livelli diversi da quello nazionale.

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