Il complotto del signoraggio

Altra parte del libretto sulla moneta che ho scritto qualche anno fa. In questo caso si parla di una classica bufala, quella del signoraggio…

Da anni su Internet circolano teorie che collegano il signoraggio delle banche centrali, al “NWO (New World Order, Nuovo Ordine Mondiale) – il progetto criminale e demenziale partorito dai Rothschild e dai Rockefeller, e da loro gestito tramite la massoneria da 300 anni –“, e ai rettiliani.

Secondo questa teoria cospirazionista che ha fatto la fortuna del giornalista inglese David Icke, una specie aliena proveniente da Alpha Draconis governerebbe segretamente il mondo.

Il mondo in cui viviamo sarebbe una proiezione della mente, una specie di illusione olografica proiettata, molto simile a quella descritta nel film Matrix, e questa razza di rettili umanoidi riuniti in una ristretta cerchia di eletti – chiamata Fratellanza Babilonese –, legata ai protocolli dei Savi di Sion, controllerebbe l’umanità attraverso altre dimensioni… Tra di loro ci sarebbero  anche George W. Bush, Bill Clinton, la Regina Madre e pure l’attore e cantante country Kris Kristofferson(?).

Secondo i cospirazionisti gli Illuminati “da quando esistono” “sono sempre stati usati, comprati e venduti, dai Rothschild e dai Rockefeller, nei loro strategismi signoraggistici, per promuovere, infiltrare, corrompere e dirottare di tutto”, dalla “rivoluzione francese”, all’ “unità d’Italia” ed alle guerre mondiali.

E “sono stati massoni quasi tutti”: Che Guevara, Castro, Gandhi, i Beatles “apici della ‘cultura’ massonico-canora delle droghe per fini di distruzione di massa”, Robespierre, Napoleone, Marx, Lenin, Stalin, Cavour, Mazzini, Garibaldi, Einstein, Freud, Roosevelt, Churchill, Allende, Spinelli, Gorbaciov, Obama, l’ONU e l’UE. Persino Mameli “ci fa cantare ‘Fratelli d’Italia’ in onore, non degli italiani, ma dei suoi ‘Fratelli’ massoni”.

Scrivere un libro sulla moneta significa anche occuparsi di questi perfetti esempi di distrazione di massa, che denunciano crimini che le banche  non fanno e distolgono l’attenzione politica su quello che invece è corretto imputare loro.

Chi emette il denaro?

Secondo Franco Modigliani: in “tutti i paesi ragionevolmente sviluppati, il governo finanzia il proprio disavanzo vendendo obbligazioni, non stampando moneta che non è abilitato ad emettere. La moneta infatti è stampata dalla banca centrale che decide l’ammontare di debito pubblico e altre attività che essa desidera acquistare”.

La separazione dei poteri è principio cardine dello stato democratico ed ha valore anche nel campo economico. Delegare l’emissione a un’autorità terza indipendente è una soluzione per evitare che la moneta sia usata per scopi politici.  

Assoggettare banche centrali alle pressioni politiche – i politici hanno un’ottica di breve periodo che si concentra solo sulla gestione del consenso (e quindi delle clientele) – minerebbe la credibilità dell’impegno a mantenere l’inflazione bassa e stabile, e avrebbe l’effetto di aumentare il livello e la volatilità dell’inflazione, dei tassi di interesse e della disoccupazione.

Bisogna poi considerare che in passato i governi che hanno  abusato dell’emissione di moneta per finanziare il debito pubblico, hanno provocato iperinflazioni che hanno avuto effetti devastanti sulla popolazione – nel primo capitolo abbiamo raccontato due di questi casi, il Papiermark della repubblica di Weimar e gli Assignat durante la Rivoluzione francese, ma possiamo aggiungere la Russia dell’inizio anni novanta e negli ultimi anni lo Zimbabwe.

Ovviamente l’indipendenza della banca centrale non deve essere considerato un dogma assoluto: secondo il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz, durante la crisi, i paesi con le banche centrali meno indipendenti come quelle di Cina, India e Brasile, hanno fatto molto meglio a quelle più indipendenti di Europa e Stati Uniti.

Il caso dell’Unione Europea

L’articolo 128 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea dà alla Banca Centrale Europea il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote all’interno della Comunità. Ad ogni banca centrale nazionale (BCN) dell’area dell’euro viene assegnata una quota di produzione delle nuove banconote – che nel 2012 è stata di 8,5 miliardi di biglietti (2,9 miliardi solo di nuove banconote da cinque euro). Più o meno erano la metà delle banconote complessivamente in circolazione – esattamente 15,7 miliardi –, per un valore complessivo di 912,6 miliardi di euro.

La BCE si occupa anche di stabilire la quantità di monete che ogni Stato membro può produrre per soddisfare il proprio fabbisogno. In Italia le monete sono coniate dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato per conto del Ministero dell’Economia e delle Finanze che, in qualità di ente emittente, provvede alla loro distribuzione sul territorio nazionale avvalendosi delle Filiali della Banca d’Italia.

Le monete e le banconote ovviamente non durano per sempre. Possono danneggiarsi, logorarsi o andare perdute. Le banconote si usurano più rapidamente delle monete perché sono fatte di un materiale meno resistente – normalmente, una banconota dura 1,5-2 anni, mentre le monete possono durare molto di più, anche decine di anni. 

Solo nel 2012, circa 5,6 miliardi di banconote sono state giudicate non più idonee alla circolazione e distrutte. Il tasso di sostituzione delle banconote circolanti è stato pari al 44% per i tagli fino a 50 euro incluso.

Le banconote danneggiate e logore sono restituite alle banche centrali nazionali normalmente attraverso le banche. Le quantità e i tagli di queste banconote vengono comunicati alla Banca centrale europea che ne predispone la sostituzione. Le monete invece, durano molto più a lungo, di solito decine di anni. 

Cos’è il signoraggio?

Il signoraggio indica l’insieme delle risorse che un governo guadagna quando stampa moneta. Secondo i complottisti sarebbe pari alla differenza tra il valore nominale di una moneta e il costo per produrla e distribuirla. Ad esempio, se per produrre una banconota da 50 euro si sostiene il costo di un euro, il signoraggio sarebbe pari a 50 – 1 = 49 euro solo per una banconota.

Moltiplicando questa differenza per il numero di banconote in circolazione nella sola zona Euro, si otterrebbe una cifra stellare che secondo i sostenitori del complotto verrebbe poi spartita tra banchieri e poteri forti a tutto svantaggio dei cittadini.

La realtà porta ad una conclusione diversa. Dopo averle stampate, la banca centrale usa le banconote per comprare titoli dal sistema bancario. L’acquisto avviene quasi sempre tramite operazioni a termine, per cui alla scadenza, la Banca Centrale riceve indietro i soldi e la controparte bancaria i titoli.

La banconota da 10 euro che avete in tasca torna sempre al punto di partenza – anche perché nel giro di un paio di anni sarà già così usurata da dover essere sostituita –: una volta stampata ed usata per essere scambiata con i titoli, l’avete prelevata dal bancomat, la usate per fare la spesa dal fruttivendolo, che la deposita sul suo conto corrente bancario, ed il sistema bancario, alla scadenza dell’operazione, la rende alla banca d’Italia in cambio dei titoli.

Per questo si può definire più propriamente il signoraggio come “la differenza tra i ricavi ottenibili dall’investimento in attività finanziarie e reali e i (trascurabili) costi di produzione”.

La banca centrale canadese ci viene in soccorso con un esempio sul tema. La banconota più usata in questa parte del mondo è quella da 20 dollari canadesi. Investendola in attività finanziarie ad un tasso di interesse del 2,5%, questo pezzo di carta da un interesse annuo di mezzo dollaro.

Se ripartiamo il suo costo di produzione (19 cents) per la vita media della banconota (7 anni e mezzo) abbiamo un costo di produzione pari a circa 2,5 cent all’anno. Se ad esso aggiungiamo costi di distribuzione per circa 2 cent l’anno, otteniamo il costo complessivo di 4,5 cent. Da ogni banconota da 20$ in circolazione, Bank of Canada guadagna 45,5 cent l’anno.

Se moltiplichiamo questa somma per i circa 64 miliardi di banconote presenti sul territorio canadese otteniamo una somma che negli ultimi anni si è attestata tra gli 1,4 e i 2 miliardi.

In Europa il reddito da signoraggio è inferiore, visto che le banconote in carta di cotone hanno una durata media inferiore a quella dei dollari canadesi – composti invece da polimeri riciclabili. Secondo il bilancio 2006 della Banca d’Italia, “il reddito da signoraggio della BCE” in quell’anno è stato “pari a 1.319 milioni, dei quali 241 riferibili all’Istituto (158 nel 2005)”.

I singoli governi incassano direttamente il reddito derivante dal diritto di emettere monete metalliche. Si tratta di un reddito quasi sempre modesto, eccezion fatta nel caso di stati di piccole dimensioni come la Repubblica di San Marino e la Città del Vaticano, visto che le loro monete diventano oggetto di collezione.

In Italia vengono coniate dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato per conto del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Per il reddito da signoraggio delle monete metalliche vale la differenza tra valore nominale e costo di produzione.  La differenza di calcolo è determinata dal fatto che le monete vengono vendute, mentre i biglietti – come abbiamo visto – no.

La Banca d’Italia è in mano a soci privati

La Banca d’Italia – o Bankitalia – è un istituto di diritto pubblico. Lo stabiliscono la legge bancaria del 1936, la legge n. 262/2005, il DPR del 12 dicembre 2006 e lo Statuto.

La nostra banca centrale ha un capitale che ammonta a 156.000 euro, diviso in 300.000 quote di partecipazione con un valore nominativo di 0,52 euro ciascuna. I partecipanti al capitale della Banca d’Italia non sono azionisti qualsiasi. La legge bancaria del 1936 riserva le quote a banche, assicurazioni e istituti di previdenza che sono rimasti fino al 1992 di proprietà pubblica.

Oggi però le quote di partecipazione al suo capitale sono per il 94,33% di proprietà di banche e assicurazioni private, mentre per il 5,66% appartengono ad enti pubblici (INPS e INAIL).

Diversi istituti di credito sono privati per modo di dire, visto che il loro azionista di controllo è un fondazione bancaria, ovvero una persona giuridica senza fine di lucro, nate con lo scopo di perseguire valori collettivi e finalità di utilità generale.

Intesa Sanpaolo, ad esempio, controlla il 30,345% delle quote della Banca d’Italia, e i suoi principali azionisti sono la Compagnia di San Paolo (9,718%), la Fondazione Cariplo (4,948%), Fondazione C.R. Padova e Rovigo (4,516%), Ente C.R. Firenze (3,32%), Fondazione C.R. Bologna (2,023%). Insieme rappresentano gran parte del nocciolo duro che controlla il 29,369% delle azioni della banca.

Il potere effettivo dei proprietari delle quote di capitale è di fatto poca cosa. Per loro si può mutuare il giudizio che, nel 1926, John Maynard Keynes riserva alla Banca d’Inghilterra: è un “caso di istituzione che teoricamente è di proprietà assoluta di alcune persone private” ma che “non vi è classe di persone nel Regno quanto i suoi azionisti cui il governatore della Banca d’Inghilterra pensi di meno quando decide circa la sua politica”.

Per capirlo basta vedere la distribuzione degli utili. Nel 2012, la nostra banca centrale, dopo aver pagato imposte per 1,927 miliardi di euro, ha distribuito un utile di 2,501 miliardi che è stato così distribuito: 1 miliardo per le riserve ordinaria e straordinaria, 1,501 miliardi è andata allo stato, mentre agli azionisti è stato riconosciuto un dividendo di 15.600 euro, a cui bisogna aggiungere 70 milioni prelevati dai 478 ottenuti dall’investimento delle riserve ordinaria e straordinaria (ai proprietari delle quote di capitale viene complessivamente destinato circa il 2,8% dell’utile complessivo).

Chi controlla la proprietà della banca non nomina nemmeno i vertici dell’istituto, visto che la nomina del Governatore, del Direttore generale, e dei Vice direttori generali avviene con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del primo ministro – se avete dubbi andate a vedervi l’articolo 17 dello statuto del nostro istituto centrale.

Un altro aspetto che viene spesso nascosto dai complottisti è che il numero di voti non è proporzionale alle quote di capitale detenute. Viene attribuito un voto ogni 100 quote (se se ne posseggono 500 o meno). Se si sale sopra tale limite il rapporto diventa di un voto ogni 500 quote – e comunque c’è il limite massimo di 50 voti. Per questo Intesa SanPaolo e Unicredit, pur controllando insieme il 53,45% delle quote di capitale dell’istituto dispongono del 9,34% dei voti ognuna. Dietro di loro ci sono Assicurazioni Generali con il 6,33% del capitale ha il 7,85% dei voti – ovvero 42 –, la Cassa di Risparmio di Bologna con 18.602 quote (ovvero il 6,2% del capitale) e 41 voti (il 7,66% del totale), e infine l’INPS con 15.000 quote (5% del capitale) e 34  voti (6,35%).

I primi cinque “azionisti” hanno più del 70% del capitale e non arrivano al 40% dei voti. Vi sembra una struttura in grado di reggere un complotto?

Il potere politico potrebbe chiudere buona parte delle chiacchiere sulla Banca d’Italia acquistando le quote in mano a banche ed assicurazioni – senza considerare poi che una legge del 2005 prevedeva questo passaggio. Non lo fa perché dovrebbe pagare troppo queste quote – secondo il Sole 24 Ore la valutazione sarebbe compresa tra 4,14 e 22,2 miliardi di euro.

Spendere questi soldi in cambio di poteri modesti è improponibile, e quindi le quote della Banca d’Italia restano in mano a chi le possiede da oltre mezzo secolo.

La Federal Reserve

Discorsi simili vengono fatti per la banca centrale USA. La Federal Reserve non sarebbe altro che un consorzio privato di banche ebraiche: la Rothschild Bank di Londra e Berlino, la Lazard Brothers di Parigi, la Israel Moses Seif Banks Italia, la Warburg Bank di Amburgo e Amsterdam, la Lehman Brothers di New York, la Kuhn Loeb & Co. di New York, la Goldman Sachs e la Hanover Trust di New York…

Già qui troviamo delle inesattezze. Per esempio non esiste una Rothschild Bank a Berlino, la Kuhn, Loeb & Co. si è  fusa nel 1977 con la Lehman Brothers – che è poi fallita nel settembre 2008 –, e pure la Hanover Trust ha perso il proprio marchio e la propria indipendenza nel 1991… E poi non abbiamo nessuna indicazione della fonte.

il richiamo indiretto ai protocolli dei Savi di Sion non si ferma qui, perché secondo i cospirazionisti 13 dei 14 presidenti della Fed sono o sarebbero stati ebrei.

Queste affermazioni nascondono molto fumo e poco arrosto, perché a capo dell’organigramma della Federal Reserve c’è il Board of Governors – attualmente presieduto da Ben Bernanke. Si tratta di un’agenzia governativa indipendente composta da sette membri, scelti dal Presidente degli Stati Uniti con l’approvazione del Senato, che restano in carica 14 anni e possono essere revocati solo dal Presidente degli Usa.

E poi la la Federal Reserve una volta pagati tutti i costi, retrocede al Tesoro Usa il 95% circa degli utili realizzati dal 1914. Nel 2003, questa somma è stata pari a circa 22 miliardi (di dollari) al Tesoro. Sette anni dopo ha raggiunto gli 81,7 miliardi, mentre nel 2011 gli utili sono scesi a 77,4 miliardi.

Una quota sostanziosa di questi risultati si devono al signoraggio: ad un paese come gli Stati Uniti fa guadagnare ogni anno 25 miliardi di dollari.

I sostenitori della teoria del complotto non si fermano qui. Secondo loro, il  Nord Dakota non sarebbe stato colpito dalla crisi del 2008 perché questo Stato non farebbe parte della Federal Reserve. In realtà il paese fa parte della Fed, esiste una Banca del Nord Dakota in mano pubblica, ma si tratta di una semplice banca commerciale che svolge alcune funzioni simili a quelle di una banca centrale – e non gode di alcun diritto di signoraggio, visto che il Nord Dakota usa gli stessi dollari che circolano negli altri stati Usa.

Il miracolo del Nord Dakota non dipende poi dalla Banca del Nord Dakota buona mentre la Fed è cattiva, ma dal petrolio – ottenuto con nuovi metodi estrattivi come il fracking.

Nell’aprile del 2013, lo United States Geological Survey (USGS), l’ente geologico statunitense, ha rilasciato un nuovo studio in cui si stima che i giacimenti petroliferi nella formazione geologica di Bakken (nell’ovest dello stato) possono ammontare a 7,4 miliardi di barili, raddoppiando la stima del 2008 che parlava di circa 3,65 miliardi di barili.

Il debito pubblico dipende dalle banche centrali.

Secondo i complottisti, la Banca centrale vende banconote in cambio di titoli pubblici, e questo sarebbe alla base del debito pubblico che affligge molti Stati – tra cui l’Italia.

In realtà, il debito pubblico deriva dal fatto che i bilanci statali sono caratterizzati da uscite – ovvero spese – maggiori delle entrate: la somma di tutti questi deficit accumulati nel tempo e degli interessi pagati sui capitali presi a debito, determina il debito pubblico attuale.

Bisogna poi considerare che dal Trattato di Maastricht in poi, per le Banche centrali europee vige il divieto di finanziamento monetario agli Stati membri, e quindi non possono acquistare titoli pubblici al momento della loro immissione – che devono quindi essere interamente assorbiti dal mercato.

Questo passaggio separa completamente il processo di creazione di moneta da quello di creazione del debito pubblico – visto che lo scambio banconote/titoli pubblici può riguardare solo obbligazioni già emesse. Il debito pubblico quindi non aumenta o diminuisce nel momento in cui la banca centrale stampa moneta.

Come ha spiegato Franco Modigliani: “Non esiste alcuna connessione automatica tra l’esistenza di un disavanzo e la creazione di offerta monetaria” Negli Stati Uniti, durante la presidenza Clinton, il debito pubblico si è ridotto di più del 10%, mentre la moneta è aumentata quasi della stessa percentuale. Sempre negli Usa, nel 1982, il governo registrò un disavanzo record per finanziare una folle corsa agli armamenti, mentre la Fed aumentava la base monetaria di soli 10 miliardi di euro. Un aumento inferiore a quello che si era verificato in anni  nei quali si era registrato un disavanzo pubblico di dimensioni più contenute.

Lincoln e Kennedy

Le teorie del complotto arrivano a sostenere che gli assassini di Abraham Lincoln e John Fitzgerald Kennedy sarebbero legati ai loro tentativi di togliere ai banchieri il signoraggio.

Lincoln avrebbe fatto emettere direttamente dal governo dei dollari – i cosiddetti greenbacks – con i quali avrebbe finanziato la Guerra Civile e che sarebbero poi rimasti in circolazione fino al 1971.

Peccato che questa emissione monetaria rappresentò solo una parte – 450 milioni di dollari – dei costi sostenuti per finanziare la Guerra Civile americana – le spese direttamente imputabili al conflitto sono stati stimati in 5,2 miliardi di dollari.

Per questo il debito pubblico passò dai 65 milioni di dollari del 1860 ai 2,2 miliardi della fine del 1865. Contemporaneamente l’introduzione dei Greenbacks provocò il raddoppio dei prezzi.

Di JFK invece viene speso citato a sproposito l’ordine esecutivo 11110, che avrebbe assegnato al Ministero del Tesoro il potere “di emettere certificati sull’argento contro qualsiasi riserva d’argento, argento o dollari d’argento normali che erano nel Tesoro”, creando di fatto una nuova autorità che avrebbe potuto emettere dollari governativi buoni da contrapporre a quelli cattivi della Fed.

In realtà, questo potere esisteva già dal 1933 grazie all’Agricultural Adjustment ed al Silver Purchase Act dell’anno successivo. Due provvedimenti di Franklin Delano Roosevelt, I dollari governativi vennero emessi da un altro presidente, mentre l’ordine esecutivo 11110, il quale rimase comunque all’interno di un quadro di riduzione dei silver certificate – ovvero i dollari emessi dal governo per lasciare spazio ai Federal Reserve Note, cioè i dollari emessi dalla banca centrale.

Un estratto da un articolo tradotto in italiano che paragona Lincoln ad Hitler ci mostra l’ideologia di chi sta dietro a simili invenzioni…

“L’economista inglese Henry C.K. Liu ha scritto sull’incredibile trasformazione tedesca: ‘I nazisti arrivarono al potere in Germania nel 1933, in un momento in cui l’economia era al collasso totale, con rovinosi obblighi di risarcimento postbellico e zero prospettive per il credito e gli investimenti stranieri. Eppure, attraverso una politica di sovranità monetaria indipendente e un programma di lavori pubblici che garantiva la piena occupazione, il Terzo Reich riuscì a trasformare una Germania in bancarotta, privata perfino di colonie da poter sfruttare, nell’economia più forte d’Europa, in soli quattro anni, ancor prima che iniziassero le spese per gli armamenti’. In Billions for the Bankers, Debts for the People (Miliardi per le Banche, Debito per i Popoli, 1984), Sheldon Hemry commenta: ‘Dal 1935 in poi, la Germania iniziò a stampare una moneta libera dal debito e dagli interessi, ed è questo che spiega la sua travolgente ascesa dalla depressione alla condizione di potenza mondiale in soli 5 anni. La Germania finanziò il proprio governo e tutte le operazioni belliche, dal 1935 al 1945, senza aver bisogno di oro nè debito, e fu necessaria l’unione di tutto il mondo capitalista e comunista per distruggere il potere della Germania sull’Europa e riportare l’Europa sotto il tallone dei banchieri’”.

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