Per i pochi che non la conoscono, la cosiddetta partita della morte è stato uno o più match di calcio giocato tra ufficiali tedeschi ed occupati ucraini nel corso del 1942 ed ha ispirato alcuni lungometraggi. Il più conosciuto è “Fuga per la vittoria” di John Huston con alcuni veri giocatori di calcio come Pelé ed Osvaldo Ardiles.
L’occupazione nazista
22 giugno 1941. La seconda guerra mondiale è iniziata da quasi due anni. Nelle prime ore del mattino scatta l’operazione “Barbarossa”, ovvero l’invasione dell’Unione Sovietica. Un successo travolgente anche perché l’URSS non ha considerato tutti i segnali dell’immente attacco e si fa trovare completamente impreparata. Il 19 settembre i nazisti arrivano a Kiev ed il 26 la città è già caduta nelle loro grinfie.
Subito vengono affissi per la città manifesti con questo messaggio: “Tutti gli ebrei che vivono a Kiev e nei dintorni sono convocati alle ore 8 di lunedì 29 settembre 1941, all’angolo fra le vie Melnikovskij e Dochturov (vicino al cimitero). Dovranno portare i propri documenti, danaro, valori, vestiti pesanti, biancheria ecc. Tutti gli ebrei non ottemperanti a queste istruzioni e quelli trovati altrove saranno fucilati. Qualsiasi civile che entri negli appartamenti sgomberati per rubare sarà fucilato”.
Gli ebrei che il giorno dopo si riuniscono presso il cimitero sono quelli che non sono riusciti a scappare: vecchi, infermi, donne e bambini. Pensano che il loro destino sia la deportazione. Vengono uccisi con un colpo di arma da fuoco sull’orlo del fossato di Babij Jar. Più di 30.000 esecuzioni in due giorni – il conto alla fine della guerra supererà le 100.000 vittime. Non solo ebrei, ma anche rom, comunisti, prigionieri di guerra…
Il paese viene svuotato: tra 1,5 e 3 milioni di ucraini diventano ostarbeiter – in tedesco vuol dire “lavoratori dell’est” –, ovvero una manodopera affamata e malpagata che viene costretta a lavorare per l’industria i guerra in Germania e a vivere in campi sorvegliati.
Il campionato di calcio degli occupanti
Nell’estate del 1942, l’autorità di occupazione decide di organizzare un piccolo campionato a Kiev. Tra le squadre partecipanti c’è anche la Start, è il club del panificio, ed è composto da giocatori della Dinamo Kiev e della Lokomotiv. Qualche giorno prima del loro esordio due dei giocatori trovano in un magazzino delle maglie rosse. Sono di lana, ma se le fanno andare bene lo stesso. La squadra locale macina una vittoria dopo l’altra nonostante la scarsa alimentazione e la precaria condizione fisica. Tra le squadre battute ci sono anche due compagini composte da giocatori tedeschi.
La partita della morte
Non è accettabile per il regime, e quindi i comandi militari decidono di far giocare la Start contro la Flakelf, la più forte squadra militare tedesca di stanza in Ucraina. Una prima partita viene giocata il 6 agosto: la Start vince 5-1. Tre giorni dopo c’è la rivincita la Flakelf viene rinforzata con alcuni calciatori impiegati nell’esercito. Vengono affissi in tutta la città manifesti che pubblicizzano l’incontro, ed anche la stampa locale contribuisce a reclamizzare la partita.
Si narra che prima della partita l’arbitro tedesco entri nello spogliatoio della Start salutando i giocatori ucrani con un “Heil Hitler” a cui i giocatori locali avrebbero risposto con il motto che era in voga nello sport sovietico “Fitzcult Hurà!”, ovvero “Viva la cultura fisica”. Gli spalti erano riservati in buona parte ai soldati della Wermacht in uniforme e armi. Solo un piccolo settore era riservato agli ucraini.
Il primo tempo
La partita si trasforma subito in una caccia all’uomo. Il gioco violento dei tedeschi viene ignorato dall’arbitro, mentre i falli della Start vengono prontamente segnalati dal direttore di gara. Un’azione irregolare porta al vataggio della Flakelf ma in meno di venti minuti la partita viene ribaltata da tre gol della squadra ucraina. Il primo goal è di Kuzmenko che segna con una punizione da trenta metri. Segue una doppietta di Goncharenko (il primo goal arriva dopo una serpentina in area, mentre la seconda rete viene realizzata con una mezza
rovesciata).
Il secondo tempo
Durante l’intervallo un ufficiale delle SS entra nello spogliatoio della Start. Si complimenta con i giocatori ucrai ni e poi li minaccia: se non perderanno la partita ci saranno delle conseguenze… All’inizio i giocatori della Start sembrano aver preso paura perché permettono ai tedeschi di pareggiare la partita, ma poi si riscuotono: segnano due reti e poco prima del fischio finale un giocatore ucraino scarta la difesa del Flakelf, compreso il portiere. La porta è vuota, ma Klimenko non segna. Guarda con disprezzo gli ufficiali nazisti e tira il pallone verso il centrocampo.
La vendetta nazista
Qualche giorno dopo la partita, nove giocatori della Start vengono arrestati e torturati. Quasi tutti spariscono e probabilmente i loro corpi finiscono nel fossato di Babij Jar. Gli unici a sopravvivere sono Fedor Tjutcev, Mikhail Sviridovskij e Makar Hončarenko. Dopo la guerra uno di loro viene condannato a 25 anni di carcere. Per Stalin chi ha giocato a calcio con il nemico è un collaborazionista. Ma le loro gesta sopravvivvono grazie al passaparola fino ai giorni nostri…
Tutto falso?
Di quello che vi ho raccontato probabilmente c’è poco di vero. C’è stata effettivamente una partita il 9 agosto 1942 tra Start e Flakelf ed è effettivamente finita 5 a 3, tutto il resto rientra nella leggenda. Nessun soldato tedesco armato a bordo campo, gioco duro (ma senza eccessi), nessuna rappresaglia alla fine della partita. Molti giocatori morirono dopo la partita, ma non per la loro vittoria, ma perché cercarono di restitere all’occupazione nazista.