Durante la Resistenza
ho fatto la staffetta
ma è un termine inadeguato
preferisco quello che hanno scritto
sul mio foglio matricolare
del distretto militare di Modena
“partigiano combattente”.
Molte di noi donne non hanno sparato
ma eravamo assolutamente indispensabili
e spesso rischiavamo più degli uomini.
In montagna ho insegnato
ai partigiani ed alla gente
cos’è la democrazia
su dispense di Giuseppe Dossetti.
Un grande maestro cattolico
per degli allievi quasi tutti comunisti!
Dopo la guerra ho insegnato alle donne
a votare per la prima volta
con il facsimile delle schede.
Spiegavo come non stropicciare la scheda
e a piegarla bene
perché non avevano dimestichezza con le cose di carta.
Erano abituate ad usare solo la zappa e la vanga
e le mani erano piene di calli.
Il 2 giugno si sono messe il vestito migliore
e le scarpe
in quella stagione
erano abituate ad andare scalze.
Mia madre è ritornata ed ha detto
“L’hanno fatta tanto grande”
“Si vedeva così bene il simbolo”
“Non c’era proprio da preoccuparsi”.
Come me
tanti partigiani
non hanno potuto votare
il 2 giugno 1946.
Bisognava avere 21 anni.
Eravamo abbastanza maturi per morire
ma non per votare.
Questa poesia fa parte di una raccolta che ha scritto qualche anno fa per raccontare le storie di tanti partigiani. La formula scelta per rappresentarli è quella del verso libero sul modello dello Spoon River. Il libro lo trovate in vendita qui.