Questa era l’introduzione ad un libretto che avevo scritto nella prima decade degli anni Duemila per fornire qualche consiglio su come consumare in modo più consapevole. Come mi è capitato di notare in altre occasioni, tutto quello che ho scritto è ancora valido oggi…
La terra è malata. Come afferma Latouche: “La concorrenza spinge i paesi del Nord a manipolare la natura senza nessun controllo, e quelli del Sud a esaurire le risorse non rinnovabili. In agricoltura, luso intensivo di concimi chimici e pesticidi, nonché lirrigazione sistematica e il ricorso a organismi geneticamente modificati, hanno avuto come conseguenza la distruzione dei suoli, lesaurimento o linquinamento delle falde freatiche, la desertificazione, la diffusione di parassiti, il rischio di epidemie catastrofiche…”
“Nulla limita il saccheggio delle ricchezze naturali: una specie vegetale o animale scompare ogni ora. Lordine naturale non ha salvato il dodo (Uccello scoperto dai coloni olandesi nellisola Mauritius alla fine del XVI secolo), né le balene blu e neppure gli abitanti della Terra del Fuoco. La nostra alimentazione dipende da un numero sempre minore di piante e animali, e alle sole varietà molto produttive, mentre le popolazioni tradizionali conoscono migliaia di specie.
Il saccheggio dei fondali marini e delle risorse ittiche sembra irreversibile, lo spreco dei minerali prosegue in modo irresponsabile. I cercatori doro, come i garimpeiros dellAmazzonia o le grandi società australiane in Nuova Guinea, non arretrano davanti a nulla pur di procurarsi loggetto della loro cupidigia”.
“Lo sfruttamento della natura non è meno violento, né meno pericoloso quando si tratta di collocarvi i nostri rifiuti come in una pattumiera. Nel 2010, la Francia dovrà gestire 400 metri cubi di rifiuti ad alta nocività, di durata compresa tra 10.000 e 200.000 anni”.
L’uomo e l’ambiente
L’uomo non sta meglio. “Ogni individuo ha in corpo livelli di piombo da 500 a 1000 volte più alti di quelli dei nostri antenati preindustriali. Listituto svedese di Sanità pubblica ha accertato che il latte umano contiene in media 0,117 parti su un milione di DDT o composti analoghi”.
“In fabbrica, in ufficio, sul mercato, nella vita quotidiana, il cittadino è diventato un agente di produzione, un consumatore passivo, un elettore manipolato, un utente dei servizi pubblici, un puro e semplice ingranaggio di questa macchina tecnica e burocratica. I consumatori, condizionati dalla pubblicità, rispondono alle sollecitazioni del sistema di produzione come i produttori reagiscono ai vincoli e ai segnali del mercato. Gli ingegneri, facendo il loro lavoro al meglio, contribuiscono alla crescita illimitata delle tecniche. Queste tecniche forniscono mezzi sempre nuovi e più raffinati per spossessare i cittadini del controllo della propria vita. E daltra parte accrescono le disuguaglianze tra Nord e Sud, alimentando la corsa ai mezzi di distruzione”. [Latouche S. (intervista a cura di Bosio R.), Il pensiero creativo contro l’economia dell’assurdo, EMI, Bologna 2002, pp. 47 e ss.)].
La tecnica provoca pure il degrado estetico dell’ambiente. Basta guardare le autostrade che sventrano i paesaggi, il rumore degli aeroporti, lurbanismo schizofrenico…
Per non essere più complici
Non possiamo restare inerti di fronte ad una situazione simile. Noi vi proponiamo di iniziare a reagire partendo dallanalisi dellimpatto delle nostre azioni, dei nostri acquisti, del nostro modo di vestire…
Il nostro stile di vita è collegato con fili sottili ma evidenti agli effetti che la nostra economia produce in giro per il mondo. “Siamo, in molti ambiti intemperanti, smodati, ingordi, aggettivi che i dizionari danno come contrari di sobrio. Consumiamo troppo ed alla leggera, senza pensare alle conseguenze. Consumare di meno non è soltanto una sollecitazione etica: cè anche una sollecitazione estetica e la riscoperta di una convenienza e di una razionalità. Essere sobri è bello e porta al vero benessere.
Lo hanno detto i saggi di ogni epoca, di ogni cultura e religione. I loro messaggi acquistano oggi una valenza del tutto nuova, di fronte alle sirene allettanti e quasi irresistibili del consumismo di massa.
(…) Sappiamo bene che il cammino in questa direzione incontra una formidabile resistenza nella mentalità diffusa, secondo la quale più si ha più si è; e soprattutto in un sistema economico che del consumo quantitativo fa lasse portante del suo funzionamento.
Ma questa resistenza comincia a indebolirsi, perché ci si rende conto sempre di più che una crescita economica che non tenga conto delle risorse disponibili, del degrado ambientale, delle abissali disparità nelle condizioni di vita degli individui e dei popoli, dei beni sottratti alle future generazioni, è una crescita di malessere più che di benessere.
(…) Per fare questo cè bisogno di una rivoluzione culturale di dimensioni planetarie. Forse sarà la storia a imporcela come unica scelta, se vogliamo sopravvivere. Molti scienziati infatti, Lester Brown in testa, affermano che, se lumanità non cambia rotta entro cinquanta-sessanta anni, sarà troppo tardi, dato che avremo già intaccato lecosistema.
Cè bisogno di unautentica rivoluzione culturale che nasca dal cuore, che parta dalla convinzione profonda che labbondanza non è sinonimo di felicità. (…) È toccato ad un indù, Gandhi, rilanciare il messaggio nel XX secolo. Un messaggio chiaro, tagliente, a favore della semplicità di vita… A un giornalista che gli chiedeva se sarebbe riuscito, ottenuta lindipendenza, a portare lIndia allo stesso livello economico dellInghilterra, Gandhi rispose: Ma se ci sono volute le risorse di mezzo pianeta per lInghilterra, di quanti pianeti avrà bisogno lIndia?” [Bologna G., Gesualdi F., Piazza F., Saroldi A., Invito alla sobrietà felice, EMI, Bologna 2000].
Esistono mille modi per applicare lecologia nella nostra vita di tutti i giorni. Noi ve ne proponiamo alcuni: lattenzione in molti gesti che compiamo tutti i giorni, e un certo numero di prodotti naturali, etici e biologici. E ricordatevi che un comportamento modello può influenzare gli altri più di quanto si creda. Impegnarsi personalmente e dare lesempio agli altri vuol dire iniziare a costruire una società sostenibile. Come affermava il Mahatma Gandhi “Siate il cambiamento che vorreste vedere nel mondo”.
Quali prodotti scegliere
Prodotti locali: Così si riduce linquinamento e lo spreco energetico dovuti al trasporto della merce su e giù per il pianeta (viaggiando di meno poi, i prodotti sono più freschi e non hanno bisogno di conservanti).
Preferire i piccoli produttori: favorire la nascita di piccole aziende e cooperative di lavoro anche sociali per non concentrare il potere economico nelle mani di grosse aziende. E poi si può verificare il loro comportamento, su temi come lattenzione allambiente e le condizioni di lavoro, oltre a poter apprezzare meglio la “storia” di ogni bene.
Scegliere prodotti biologici. Perché rispettano la terra non utilizzando pesticidi, diserbanti, concimi chimici, o altri veleni che inquinano e consumano energia.
Scegliere prodotti stagionali. Perché i costi per produrre e distribuire prodotti fuori stagione è maggiore, e il loro apporto nutritivo è indubbiamente minore.